L’europa aggredita dai mercati

“Bravo, Herr Papandreou!”. La versione on line del settimanale tedesco Spiegel già ieri pomeriggio esaltava, con tanto di foto a tutta pagina di George Papandreou, la decisione del premier socialista greco che invece ha fatto cadere Borse e mercati nello sconforto. La convocazione di un referendum sul piano di salvataggio per Atene, in realtà, era stata annunciata dal premier socialista già lunedì sera, ma solo ieri si sono potuti apprezzare in pieno gli effetti dello slancio dell’esecutivo greco, esaltato dallo Spiegel, alla “ricerca della legittimazione popolare”. di Camilla Conti e Marco Valerio Lo Prete Leggi Indagine su una frase: “L’Europa fa esplodere il nostro debito, non viceversa”
16 AGO 20
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“Bravo, Herr Papandreou!”. La versione on line del settimanale tedesco Spiegel già ieri pomeriggio esaltava, con tanto di foto a tutta pagina di George Papandreou, la decisione del premier socialista greco che invece ha fatto cadere Borse e mercati nello sconforto. La convocazione di un referendum sul piano di salvataggio per Atene, in realtà, era stata annunciata dal premier socialista già lunedì sera, ma solo ieri si sono potuti apprezzare in pieno gli effetti dello slancio dell’esecutivo greco, esaltato dallo Spiegel, alla “ricerca della legittimazione popolare”.
Dopo il mancamento del ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ufficialmente ricoverato in ospedale per un improvviso problema di stomaco, l’annuncio di Papandreou che rischia di sconfessare un anno e mezzo di vertici europei, aiuti internazionali e sacrifici greci ha fatto scivolare anche i listini: la Borsa di Atene ha chiuso a meno 6,9 per cento, Parigi a meno 5,4, Francoforte a meno 5, Milano a meno 6,8. Anche lo spread tra titoli di debito dei paesi europei e bund, ovvero gli omologhi tedeschi considerati più sicuri, è cresciuto rapidamente, segnalando l’aumento del rischio percepito dagli investitori: il differenziale tra Btp e Bund ha toccato la vetta di 459 punti, ma livelli record li hanno raggiunti anche lo spread francese (125 punti) e quello belga, mentre quello spagnolo si è assestato – si fa per dire – poco sotto i 400 punti.
Per gli analisti sarebbe andata peggio se nel primo pomeriggio non fosse arrivata la notizia di un vertice straordinario convocato per oggi al quale parteciperanno i capi di governo di Grecia, Germania e Francia, oltre ai rappresentanti di Ue e Fondo monetario internazionale. Il nostro paese, in sintesi, è soltanto un anello tra i più esposti alla tempesta perfetta che ha una portata decisamente europea. Al punto che ieri anche l’ex premier e commissario Ue, Romano Prodi, ha definito “diabolici” Merkel e Sarkozy, con la loro svolta “intergovernativa” che mira soprattutto a “blindare” le banche francesi, peggiori delle italiane. “Il bilancio statale dell’Italia – rincara la dose con il Foglio David Riley, responsabile dei debiti sovrani dell’agenzia di rating Fitch – può assorbire questi tassi di interesse per un po’ di tempo, perché la maturità media del debito italiano è di circa 7 anni e occorrono alcuni anni prima che l’impatto dell’aumento dei tassi si traduca in un aumento significativo degli accantonamenti assorbiti dagli interessi”.
Nel frattempo però, prima del G20 di Cannes del 3 e 4 novembre, e alla vigilia di un vertice straordinario convocato per oggi tra Papandreou e i leader dell’Eurozona, sempre più occhi sono puntati sulla Banca centrale europea. Si tratta dell’unica istituzione, argomenta un numero crescente di economisti – e da ieri anche il Sole 24 Ore, quotidiano confindustriale, con un appello in prima pagina – ad avere i mezzi per impedire nel breve termine che la crisi precipiti in una recessione duratura. A premere affinché l’istituto di Francoforte diventi prestatore di ultima istanza sono anche i signori del rating. Durante una conferenza stampa tenuta nei giorni scorsi a Bruxelles, proprio David Riley, di Fitch, ha definito Italia e Spagna “paesi solvibili, ma potenzialmente illiquidi” per quanto riguarda il mercato dei titoli di stato dove si finanziano. In futuro Madrid e Roma potrebbero dunque avere problemi a finanziare il proprio debito ma le risorse del Fondo salva stati non sono sufficienti per scongiurare un crac. Ecco perché, secondo Riley, hanno bisogno di un creditore credibile dell’ultimo momento.

Fitch: “Serve un prestatore di ultima istanza”. Il “mister rating” dell’agenzia che poche settimane fa ha declassato il debito di Italia e Spagna ritiene che Bce ed Efsf concederanno prestiti dell’ultima ora se dovesse presentarsi la necessità. Ma il rischio recessione permane. Quale strada deve dunque prendere Mario Draghi, ieri insediatosi ufficialmente alla presidenza dell’Eurotower? “La Bce è chiaramente riluttante a fare da prestatore di ultima istanza ai governi in difficoltà – spiega con una certa sorpresa Riley al Foglio – L’istituto teme che simili interventi possano indebolire le sue credenziali anti inflattive ed è preoccupato che i governi possano diventare ‘dipendenti’ dalle sue iniezioni di liquidità così come lo sono diventate alcune banche”. Eppure in realtà, sottolinea Riley, la Bce ha già “varcato il Rubicone” con il Securities Market Program (il piano di intervento diretto in acquisto di bond sul mercato) e acquista debito statale sul mercato secondario.
“Fitch si aspetta dunque che se le condizioni finanziarie diventeranno disperate per gli stati dell’Eurozona, compresa l’Italia, la Bce interverrà come ha già fatto ad agosto e settembre”. Ma per diventare prestatore di ultima istanza la Bce dovrà necessariamente cambiare il proprio statuto, come sostengono alcuni oppositori della svolta interventista della Banca di Francoforte? “Solo se fosse dimostrato che l’istituto sta fornendo un finanziamento diretto agli stati – minimizza il dirigente di Fitch – Ma, ripeto, la Banca centrale può comunque comprare debito sul mercato secondario sotto il Securities Market Program”, risponde Riley. Nel medio-lungo termine, infine, “il piano annunciato dal premier Berlusconi, se si concretizzerà rispettando le scadenze, migliorerà il tasso di crescita a lungo termine del paese. Ora la vera sfida – conclude Riley – è quindi raccogliere il supporto politico e dell’opinione pubblica sufficiente a sostenere simultaneamente austerità fiscale e riforme economiche”.
di Camilla Conti e Marco Valerio Lo Prete